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Guida pratica

Come si calcola il costo orario di una bottega artigiana senza sbagliare i conti?

di · Pubblicato l'8 settembre 2026 · Lettura di circa 7 minuti

Un ampio piano da lavoro in legno grigio con alcuni attrezzi da falegname appoggiati sopra.
Immagine generata con intelligenza artificiale.

Il costo orario non è la tariffa che chiedi al cliente: è la soglia sotto la quale ogni ora passata al banco ti toglie denaro.

La risposta breve sta in una divisione: metti al numeratore tutti i costi annui della bottega, compreso il tuo compenso, e al denominatore le ore che riesci davvero a vendere in un anno. I conti sbagliano quasi sempre per due motivi, e sono sempre gli stessi due: dal numeratore manca qualcosa, e il denominatore è troppo generoso.

Chi si limita a dividere le spese per le ore di apertura ottiene un numero rassicurante e falso. Chi dimentica il proprio compenso ottiene un costo che regge finché non arriva la prima fattura del commercialista. Vediamo come si costruisce il calcolo pezzo per pezzo.

Che cosa entra davvero nel costo orario di una bottega

Al numeratore va tutto ciò che la bottega spende in un anno per restare aperta e produrre, con l'eccezione dei materiali imputati direttamente alla singola commessa. Il legno di quella libreria si addebita alla libreria, non a tutte le ore dell'anno.

L'elenco minimo da recuperare dal bilancio o dai registri contabili è questo:

  • affitto del laboratorio, oppure la rata di mutuo con gli interessi e le imposte sull'immobile;
  • utenze: energia elettrica, che in una bottega con macchine pesa, riscaldamento, acqua, connessione e telefonia;
  • assicurazioni: responsabilità civile verso terzi, incendio, furto, polizza sui macchinari;
  • manutenzioni e verifiche periodiche degli impianti e delle macchine, affilature comprese;
  • materiali di consumo non riconducibili a una commessa: carta abrasiva, colle, dischi, viteria minuta, dispositivi di protezione individuale;
  • retribuzioni lorde del personale con i contributi INPS a carico dell'impresa e il premio INAIL;
  • servizi esterni: commercialista, consulente del lavoro, medico competente, RSPP, formazione obbligatoria;
  • quote annue di ammortamento di macchine, attrezzature, furgone e software;
  • costi finanziari: interessi su leasing e finanziamenti delle macchine.

Se un elemento è difficile da recuperare, si parte dal valore dell'ultimo esercizio chiuso e lo si aggiorna. Meglio un dato reale dell'anno scorso che una stima inventata oggi.

Ore aperte, ore lavorate, ore vendibili: tre numeri diversi

Qui si gioca la partita. Le ore di apertura sono il tempo in cui la saracinesca è alzata. Le ore lavorate sono quelle in cui una persona è effettivamente in bottega. Le ore vendibili sono soltanto quelle che finiscono su una commessa e che un cliente paga.

Si parte dalle ore contrattuali annue di ogni persona e si tolgono, una per una, le assenze e le attività non fatturabili:

  • ferie, permessi, festività e la media storica di malattia della bottega;
  • formazione, visite mediche, riunioni;
  • pulizia del banco, riordino del magazzino, manutenzione delle macchine;
  • preventivazione, sopralluoghi non addebitati, telefonate e trattative;
  • trasferte non fatturate, ritiro dei materiali dal fornitore;
  • rilavorazioni e riparazioni in garanzia.

Il residuo è il denominatore. Se non hai uno storico affidabile, la prima cosa da fare è cominciare a raccoglierlo: bastano poche settimane di registrazione onesta al banco per accorgersi di quanto le ore vendibili siano lontane dalle ore aperte. È esattamente il lavoro che descrivo nell'articolo su registrare le ore giorno per giorno in una falegnameria con tre commesse.

Il costo del titolare e quello di operai e apprendisti

Il compenso del titolare va nel calcolo sempre, anche nell'impresa individuale dove non esiste una busta paga. Se non lo metti, stai finanziando i tuoi clienti con il tuo stipendio e il costo orario che ottieni non è utilizzabile per decidere nulla.

Il criterio prudente è chiedersi quanto costerebbe assumere una persona con la tua competenza per fare quello che fai, e aggiungere i contributi previdenziali che versi alla gestione artigiani. Quel valore, diviso per le tue ore vendibili, è il tuo costo orario personale.

Reparto o persona

Un costo orario unico di bottega funziona quando le persone hanno inquadramenti e produttività simili. Quando invece hai un mastro esperto, un operaio e un apprendista che valgono tempi molto diversi, conviene tenere costi orari separati per persona o per reparto: banco, macchine, finitura, posa.

Il costo per reparto è la scelta più comoda per la bottega piccola: assegni a ogni reparto i suoi costi diretti e la sua quota di costi comuni, e ottieni un numero che puoi usare in preventivo senza dover sapere in anticipo chi eseguirà il lavoro.

Macchine, utensili e spazio: come si spalmano sulle ore

Una macchina non costa quando la compri, costa ogni ora in cui esiste. Il valore da usare è la quota annua di ammortamento calcolata secondo il piano concordato con il commercialista, a cui si aggiungono manutenzione, energia assorbita, utensili di taglio e assicurazione.

Se la macchina serve a tutti, la sua quota entra nei costi comuni della bottega. Se lavora solo per un reparto, come una sezionatrice o una cabina di verniciatura, la sua quota va su quel reparto: è l'unico modo per capire se quel reparto si ripaga.

Lo spazio si tratta allo stesso modo. Affitto, riscaldamento e pulizia si possono ripartire per metri quadri occupati, che è un criterio semplice da spiegare a un committente e da rivedere quando sposti le postazioni.

Dal costo orario alla tariffa: ricarico e margine di commessa

Il costo orario dice quanto ti costa un'ora. La tariffa è una decisione tua, che aggiunge al costo il margine di cui hai bisogno per investire, per assorbire gli imprevisti e per remunerare il rischio. Allineare il prezzo a quello del collega della zona significa ereditare i suoi errori di calcolo.

Il ricarico va dichiarato, non subito: scrivi la percentuale che applichi, mettila per iscritto e verifica a consuntivo se è sopravvissuta. Se le ore preventivate erano trenta e ne hai consumate quaranta, quel ricarico si è sciolto durante il lavoro.

I quattro numeri da tenere distinti
NumeroCome si ottieneA che cosa serve
Costo orario di bottegaCosti annui diviso ore vendibili annueSoglia sotto la quale si perde
Costo orario di repartoCosti del reparto diviso ore vendibili del repartoPreventivi per lavorazione
Tariffa orariaCosto orario più il ricarico dichiaratoPrezzo esposto al cliente
Margine di commessaRicavo meno materiali meno ore a costoVerifica a lavoro finito

Il quarto numero è quello che chiude il cerchio: senza il consuntivo delle ore reali, il costo orario resta un esercizio teorico. Prima di emettere la fattura vale la pena seguire una procedura fissa, come quella che descrivo in che cosa si controlla prima di fatturare quando si chiude una commessa.

Ogni quanto rifare il calcolo senza impazzire

Una revisione completa all'anno, dopo la chiusura del bilancio, è sufficiente per la maggior parte delle botteghe. In mezzo servono revisioni parziali quando cambia qualcosa di grosso: una nuova assunzione, l'acquisto di una macchina importante, un rinnovo contrattuale, un aumento sensibile dell'energia o un trasloco.

Le ore vendibili meritano invece uno sguardo trimestrale, perché sono la variabile che si muove di più. Se registri le ore delle persone che lavorano con te, ricorda che la registrazione ha regole precise: le trovi riassunte nell'articolo su che cosa prevede la normativa quando registri le ore dei dipendenti in bottega. Per gli obblighi in materia di orario di lavoro e per gli adempimenti contributivi il riferimento resta il tuo consulente del lavoro e la documentazione ufficiale di INPS e INAIL, perché importi e soglie cambiano nel tempo.

La sequenza, in breve

  1. Somma i costi annui della bottega, compreso il compenso del titolare.
  2. Calcola le ore vendibili togliendo assenze e attività non fatturabili.
  3. Dividi e ottieni il costo orario, di bottega o di reparto.
  4. Aggiungi il ricarico che hai deciso e ottieni la tariffa.
  5. A commessa chiusa, confronta ore preventivate e ore reali.

La risposta, in una riga

Si calcola dividendo tutti i costi annui, compreso il tuo compenso, per le ore che vendi davvero, e si sbaglia quando si gonfia il denominatore o si dimentica un pezzo del numeratore. Il resto è disciplina: annotare le ore mentre si lavora, non ricostruirle a memoria il venerdì sera.

Se in preventivo e in fattura ti capita di non avere le parole giuste per spiegare tutto questo al committente o al commercialista, l'articolo sui termini della commessa artigiana da conoscere mette in fila il vocabolario minimo.

Il calcolo diventa sostenibile quando smette di essere un foglio da riaprire una volta all'anno. OreDiBottega registra le ore di ogni commessa, applica il tuo costo orario e ti mostra il margine a fine mese: le stesse ore che segni al banco diventano il consuntivo. Se vuoi vederlo sui tuoi lavori, scrivi a jimenezjulien42@gmail.com oppure compila il modulo di contatto e ti mostriamo il percorso su una commessa vera.

Ritratto fotografico di Jimenez Julien

Jimenez Julien

Autore e responsabile editoriale di OreDiBottega

Progetta strumenti di gestione per imprese artigiane che lavorano su commessa. Passa il tempo fra banchi da lavoro e fogli di consuntivo, per trasformare le ore segnate in bottega in numeri leggibili da titolari, committenti e commercialisti.

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